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Vuoi avere successo? Schiaccia il gas sull’empatia!

Mai come in questo momento storico, le aziende sono alla ricerca di figure professionali capaci di provare empatia.

E, non a caso, la figura più ricercata con questa caratteristica è quella del leader.

Ogni tuo senso si starà chiedendo cosa se ne fa un leader dell’empatia.

E come possa aiutarlo a raggiungere successo.

Facciamo prima un piccolo passo indietro per scoprire, e poi sfatare, dei luoghi comuni o convinzioni sull’empatia.

Quando se ne parla, si pensa spesso che sia sinonimo di debolezza, di mancato successo personale e che è sempre meglio stare alla larga dai problemi altrui e che, soprattutto, non ti riguardano.

Ti avranno detto “Perché aiutare chi non conosci? A cosa ti serve?”

Magari avrai anche sentito qualche conversazione in cui l’empatia veniva sminuita perché ti fa perdere tempo; tempo che puoi dedicare a cose più importanti per te.

Oppure “Sai che le persone empatiche sono spesso depresse?”

Puoi aver visto persone molto convinte nel pensare che entreresti in una spirale negativa, perché avresti su di te il peso dei sentimenti o problemi degli altri.

Rifletti con me: se l’empatia è davvero così dannosa, tanto da creare disturbi di malessere, perché mai dovrebbe essere attuata per avere successo?

Sappiamo che l’empatia è la capacità di comprendere pienamente, e senza pregiudizi, chiunque si trovi dinanzi a noi.

Puoi riconoscere se è

Felice, stanco, rilassato, triste, dolorante, soddisfatto, depresso e così via…

Addirittura, puoi comprendere gli stati d’animo più profondi solo guardandolo negli occhi o osservando i movimenti del suo corpo.

Secondo te, tutto questo a un leader non serve?

Certo che sì!

Ma non usa l’empatia come mezzo per sfruttare le debolezze a suo vantaggio. Anzi, usa il vantaggio empatico per comprendere chi lavora insieme a lui e aiutarlo a superare le difficoltà: questa è l’intelligenza emotiva!

Secondo lo psicologo Daniel Goleman, l’intelligenza emotiva ha due componenti:

  1. Personale – il modo in cui gestiamo noi stessi
  2. Relazionale – il modo in cui gestiamo i rapporti con gli altri

Queste caratteristiche hanno delle precise competenze.

La componente Personale ha in sé

  • Consapevolezza

Ovvero, la capacità di riconoscere le proprie emozioni dando loro un nome; saper valutare scrupolosamente le proprie risorse interiori, abilità e limiti; e avere la percezione del proprio valore, delle proprie capacità e della fiducia in se stessi.

  • Padronanza di se stessi

Da interpretare come la capacità di controllare le proprie emozioni. Ciò non vuol dire che debbano essere nascoste o represse. Piuttosto, bisogna saperle esprimere in modo adeguato ed opportuno.

Chi ha la padronanza di se stesso è molto più portato a comportarsi onestamente; si preoccupa dell’etica e anche del creare un ambiente che sia affidabile e vero. Ammette i suoi errori, si assume la responsabilità delle sue azioni; rispetta gli impegni presi ed è attento nei compiti che svolge.

  • Motivazione

Questa si ottiene mettendo insieme tutte quelle emozioni che ci supportano nel raggiungere un obiettivo.

La motivazione conduce sia verso la realizzazione personale – camminando verso la strada che porta alla meta prefissata – sia verso il supporto di eventuali collaboratori.

Inoltre, essa è dominata dall’ottimismo: mai mollare un progetto, anche dinanzi a problemi che possono sembrare insormontabili; e anche dalla speranza: si ha un atteggiamento che porta al successo, senza pensare al fallimento.

La componente Relazionale ha

  • Empatia

Come ho detto all’inizio, l’empatia è la comprensione delle emozioni altrui: è come portare le scarpe molto vecchie o logore della persona che incontriamo, e provare appieno il suo stesso disagio.

Quando si è empatici, oltre a questa condivisione dei sentimenti, si è anche portati a

•          Dare valore agli altri

•          Avere e dare fiducia

•          Dare spazio alle sue capacità o al suo talento

•          Rispettare l’individualità

•          Non avere pregiudizi

Pensa ad una persona laureata con il massimo dei voti, molto intelligente, arguta e competente.

È tutto questo ma è irritabile, scontroso, egoista e arrogante.

Quindi, non ha con sé l’intelligenza emotiva.

Quanto successo pensi possa avere?

Quanta carriera potrà fare ignorando tutti e avendo tutti contro di lui?

E che contributo porterebbe all’azienda, dovendo stringere accordi con collaboratori esterni?

Numerosi studi confermano questa teoria: oggi l’empatia è l’arma fondamentale per condurre la propria azienda verso il successo. Promuovere il brand aziendale oggi significa innanzitutto essere capaci di creare alleanze nel network di riferimento. Innovare, reagire col coraggio al cambiamento e saper comunicare e far squadra: queste le caratteristiche fondamentali per chi oggi vuole andare avanti nel mercato del lavoro.

Molti studi confermano che oggi è l’empatia a portare le aziende al vero successo.

Per la promozione di un brand serve saper costruire alleanze a lungo termine.

Oggi è fondamentale essere

Innovativi , reattivi, coraggiosi, flessibili, comunicatori onesti, competenti.

Lo stesso Goleman dice:

“Se non provi empatia e le tue relazioni personali non sono efficaci, non importa quanto sei intelligente: non arriverai lontano”.

Ho un’altra una “piccola” notizia, per te.

I ricercatori del National Institute on Aging di Baltimora hanno provato, grazie ad uno studio effettuato su 5.614 persone, che essere empatici – quindi gentili, altruisti, premurosi – fa bene al cuore.

Hanno potuto osservare, infatti, che i soggetti maggiormente aggressivi correvano un rischio molto più alto di avere un ictus e un infarto.

Essere empatici, come hai visto, ha molti vantaggi.

Per te.

Per gli altri.

Per il tuo successo personale e professionale.

Fallo.

Ogni giorno.

Il tuo cuore te ne sarà grato… E non solo!

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